Da vedere ...
Badia Tedalda
Via Salita al
Castello. È uno degli scorci più caratteristici del capoluogo, una passeggiata che da Piazza dei Tedaldi porta all'antica Abbazia.
Lungo il percorso si può ammirare, oltre al panorama offerto dalla valle del fiume Marecchia, anche la fontana che si accosta perfettamente al pavet della scalinata.
Abbazia di San Michele Arcangelo
è un edificio sacro che si trova in via Castello in posizione dominante tra le pendici montuose dell'Alpe della Luna, la chiesa è quanto rimane dell'antica abbazia di San Michele Arcangelo appartenuta ai Tedaldi, documentata fin dal X secolo.

Si presenta oggi come organismo semplice ad una navata in stile romanico con un imponente campanile impostato su una preesistente torre difensiva.
Sorto nel 1205, l'edificio venne in parte rifatto intorno al 1520 per iniziativa del certosino Leonardo Buonafede, spedalingo di Santa Maria Nuova a Firenze e primo abate della Badia Tedalda, che commissionò a Benedetto e Santi Buglioni le tre splendide pale d'altare e il piccolo ciborio in terracotta invetriata che si ammirano all'interno.
Dalle origini fino al 1520 ha fatto parte della Diocesi di Città di Castello, nel 1520 è passata alla Diocesi di Sansepolcro.
Il Santuario della Madonna delle
Grazie in località Fresciano è un luogo che merita di essere visto. Lontano dal rumore della vita, oltre ad essere luogo di culto, offre una visione paradisiaca di Montebotolino che lo guarda dall'alto.
È il tipico distretto feudale del primo medioevo, posto su un vasto altopiano. Niente rimane dell’antico castello sullo strapiombo tra il Marecchia ed il Rio, appartenuto ai Faggiola, Tedaldi, Montedoglio e alla Repubblica Fiorentina.
La toponomastica riporta nomi che sicuramente attestano importanti fatti d'arme dell'epoca:
"Pian del Consiglio", "Piano della Battaglia", "Fossato del Maschio", "Poggio dei Dannati".
Sulla pubblica via vi era, fino a poco tempo fa, ora purtroppo rubata, un'antica Maestà Lignea del
'300, che rappresentava la Madonna col Figlio.
Nella chiesa parrocchiale, dedicata a San Pietro, si possono ammirare: una terracotta Robbiana con la scena di Cristo che consegna le chiavi a San Pietro, un battistero in pietra del
'500, arredi sacri, candelieri del XVI secolo, mobili di legno di arte antica e vecchie campane.
La chiesa
di San Tommaso in località Montebotolino è un edificio sacro che si trova in località Montebotolino. Fu la chiesa di un castello posseduto in origine dalla nobile famiglia dei Cattaneo di Montebotolino, passato poi alla fine del XIII secolo tra i territori sottoposti all'abbazia di San Michele Arcangelo dei Tedaldi. La chiesa occupa la parte più antica dell'abitato di Montebotolino, originato dal castello, e conserva un campanile impostato su una preesistente torre difensiva. All'interno è conservata una bella pala d'altare in terracotta invetriata con l'Incredulità di San Tommaso, eseguita nella seconda metà del XVI secolo e commissionata da un certo Gnognio di Salvatore di Montebotolino.
Siamo nel paese degli incanti del silenzio dal quale affiorano le voci della memoria. Case fatte di secoli, di anni, di stagioni. Eppure sembrano senza tempo né memoria. Un silenzio quasi irreale aleggia per i vicoli …
un paese fantasma con un solo abitante d'inverno mentre nel periodo estivo
si ripopola e torna a vivere.
La chiesa di Santa Maria in località Rofelle. La chiesa sorse in relazione al castello di Rofelle, documentato fin dal XII secolo e assoggettato all'abbazia di San Michele Arcangelo dei Tedaldi, presso cui esisteva un ospedale per i lebbrosi. Il castello, ribellatosi al potere feudale della Badia, fu distrutto nel 1264 e nel 1358, quando era già divenuto in possesso dei Della Faggiola.
La chiesa nelle linee attuali è il risultato di successive fasi d'intervento che ne hanno determinato la singolare configurazione in cui emerge il volume del presbiterio.
Alla facciata alla quale è addossato un portichetto datato 1890 si affianca l’edificio a due piani che ospitava il dormitorio dei Servi di Maria. Dalle origini al 1520 ha fatto parte della Diocesi di Città di Castello, nel 1520 è passata alla Diocesi di Sansepolcro.

La chiesa conserva pregevoli opere del XVI secolo tra cui un battistero a muro, con sette testine di angeli, in pietra arenaria. Interessante è la policromia dei paliotti d'altare e il dipinto del Cristo morto sorretto da due angeli.
Il campanile a vela è datato 1865. Davanti alla chiesa, che ha avuto nel tempo diverse fasi ricostruttive, si ergeva un antichissimo cippo romano, sormontato da una croce di ferro. Il cippo, casualmente danneggiato da un veicolo, si trova assieme ad un secondo recentemente scoperto, nell'edificio delle scuole elementari. Secondo studi i due cippi e le tracce di pavimentazione romana rinvenute nel 1975 sulla strada fra il Ranco e Rofelle, indicherebbero che dal Ranco e Rofelle e poi dal Passo di Frassineto, sia passata la "Via Ariminensis", che collegava nell'antichità Rimini ad Arezzo.
Pieve di Santa Maria in località Pratieghi.
Centro storico notevole, Pratieghi è citato nel 1256 come Castrum con torri. Nulla rimane dell'antico castello. Nel 1490 passò dalla giurisdizione dei Conti di Montedoglio alla Repubblica Fiorentina. Dal 1774 Pratieghi fa parte del Comune di Badia Tedalda. La Pieve di S.Maria, esiste già dal 1489, è stata nel tempo notevolmente modificata. Al suo interno si puo' ammirare la Fonte Battesimale del 1566, i registri parrocchiali dei battesimi a partire dal 1595, dei matrimoni a partire dal 1594, dei morti partire dal 1594.
Palio dei Castelli della
Badia Tedalda.

Nel fine settimana successivo a Ferragosto durante il Palio dei Castelli Badia Tedalda rivive il Medioevo.
Le strade del paese si riempiono di figuranti e giocolieri nei tipici costumi medievali.

Il sabato sera i monaci benedettini guidano la fiaccolata fino alla Chiesa di San Michele Arcangelo, mentre le antiche locande
"Del Pozzo", "Del Castello", "Del Porco" e "Degli Spiriti", tra i vicoli del borgo, offrono libagioni e piatti tipici del Medioevo.

È una sera di antica devozione e anche di vigilia, popolata da saltimbanchi, menestrelli, osti e locandiere, e allietata da giochi di fuoco, teatro di strada e spettacoli di giocoleria.
La domenica pomeriggio si corre il Palio dei Castelli e 10 cavalieri, in rappresentanza dei Castelli sudditi dell’antica Badia, Badia Tedalda, Caprile, Cicognaja, Fresciano, Montebotolino, Pratieghi, Presale, Rofelle, San Paterniano, Santa Sofia, si sfidano in piazza.

Gli sfidanti lanciati al galopo devono centrare degli anelli di diverse dimensioni e infilzarli con l'asta. Al cavaliere del castello vincitore l'onore di ricevere e di custodire per un anno il
"Drappo dei Castelli della Badia Tedalda" oltre al premio consistente nel Piatto Bicrociato d'Argento di Sant'Angelo
Michele de' Tedaldi.
www.paliodeicastelli.net
La cascata del "Presalino" è visitata ogni anno da migliaia di persone. Grazie alla sua naturale conformazione offre ampi spazi alle famiglie che desiderano accamparsi alle pendici delle proprie schiume schizzanti.
Montebotolino a pochi chilometri da Badia Tedalda, abbarbicato sul colle del Paradiso, un pugno di case è quanto resta delle mille storie che da sempre avvolgono il paese di Montebotolino e i suoi abitanti.
Il piccolo borgo di Montebotolino, secondo la tradizione popolare il paese degli sciocchi, è oggi una sorta di paese fantasma, eppure questo antico borgo medievale conserva i segni di una storia lontana, e l'impronta dell'operosità dei suoi abitanti.
Questo paese che fino all’inizio degli anni Novanta era abitato da due sole persone in estate si popola di gente … ma se non ci sono più abitanti, se non ci sono musei, opere d’arte o monumenti che ci si va a fare a Montebotolino?
Ci si va per toccare con mano la maestosità della natura, per abbracciare con lo sguardo l'ampia valle del fiume Marecchia, per affacciarsi da un dirupo alto centinaia di metri, il Paradiso appunto, e contemplare il verde intenso dei boschi sottostanti e si ascolta il silenzio irreale che regna tra i vicoli del borgo.

Siamo intorno al 1277 quando Monte Bottolino o Butolino fa il suo ingresso nella Storia, nominato come distretto assegnato all'abate Tedalgrado della Badia Tedalda, il quale alla fine del XIII secolo allontanò dal castello di Monte Botolino i Malizi-Catani, potenti signori del luogo. Le notizie su questo borgo sono minime e riguardano fatti di poco rilievo: concessioni di territorio, una visita pastorale, un decreto che elegge San Tommaso chiesa parrocchiale.
A fare la Storia del paese sono le tante storie e i ricordi che rivivono nella mente delle persone che hanno conosciuto chi a Montebotolino ci ha vissuto quando gli unici lavori erano la cura delle bestie e il lavoro della poca e impervia terra, quando gli uomini, prima che arrivasse l'inverno, abbandonavano il paese per andare a lavorare in Maremma lasciando alle donne il peso della casa, dei figli e del lavoro.
Girando per i vicoli dal borgo si capisce come doveva essere faticosa la vita quassù, soprattutto d'inverno quando la neve scendeva abbondante e copriva tutto.
Ci si può immaginare anche quando, durante l'ultima domenica di Settembre, Montebotolino si trasformava per la Festa di San Tommaso al quale è dedicata la chiesa parrocchiale o per la festa della Madonna che ricorre la seconda domenica di Ottobre.
Il paese allora si riempiva di gente che veniva dai centri vicini per mangiare in allegria e far festa.
Ora che a testimonianza della vita del paese rimangono solo le case, il piccolo campanile della chiesa o i tre grandi lavatoi, dei montebotolinesi si tramandano ancora racconti, storie e dicerie che li dipingevano come gente semplice e ingenua. Come quella che racconta di due uomini che dovendo andare alla Pieve, dato che la strada molto lunga, decisero di farne un pezzo il giorno prima e poi tornarono indietro soddisfatti. Il giorno dopo ripartirono contenti perché la metà della via l’avevano già fatta …
Ingenuità, leggerezza? O piuttosto arguzia nel lasciare che questi racconti sui montebotolinesi si tramandassero, ben sapendo che la gente è meglio farla ridere, tanto poi ci pensa la vita ad essere seria.
Sestino
Riserva Naturale del Sasso di Simone: Galleggiando sopra una spessa coltre argillosa è giunto sulle vette dell'Appennino. La sua roccia calcarea porta impressi i segni della sua origine avvenuta dal fondale marino del mar Tirreno molti milioni di anni fa.
Le conchiglie incastonate nella roccia danno l'impressione di una scogliera di altri tempi.
Sicuramente fu luogo di culti pagani fin dalle epoche più antiche, un'area naturale sacra alle divinità.
Nel Medioevo fu luogo di transito per mercanti e punto di ricovero per i pellegrini, che dalle vallate adriatiche, risalendo le catene appenniniche, si recavano a Roma.
Oggi Riserva Naturale, luogo in cui la natura esprime la sua bellezza nelle immense praterie che in primavera si colorano di innumerevoli fioriture e nelle terre multicolori che offrono squarci di uno spettacolare
"lunare".
Nelle giornate limpide si riesce anche ad ammirare l'azzurra linea dell'Adriatico.
Dall'età del bronzo ci sono giunte tracce di capanne circolari e frammenti ceramici di utensileria quotidiana e votiva.
In epoca più recente questo caratteristico tavolato roccioso è stato punto di riferimento della viabilità medievale, punto di ricovero e di sosta; luogo di transito per i pellegrini che dal mare Adriatico, risalendo le Catene appenniniche e scendendo poi lungo la valle del Tevere, si recavano a Roma.
Dal secolo XI ospitò una abbazia benedettina, dedicata a San Michele Arcangelo, santo venerato dai Longobardi, che probabilmente soppiantò primitivi e superstiti culti pagani e che rimase attiva sino alla seconda metà del XV secolo.
Oggi tracce dell'insediamento abbaziale sono visibili dove, nel 1913, è stata innalzata una imponente croce in ferro a ricordo dell’anno costantiniano.
Con lo smantellamento dell'abbazia, il Sasso di Simone divenne una appetibile postazione strategico-militare, e Malatesta Novello, signore di Cesena e di Sestino, attorno alla metà del XV secolo progettò ed iniziò la costruzione di una fortezza che però, non venne mai portata a termine a causa delle sconfitte subite dai Malatesta ad opera di Federico Duca d’Urbino.
Il progetto malatestiano venne ripreso un secolo dopo da Cosimo I dei Medici, che già nel 1520 aveva ottenuto da papa Leone X la Podesteria di Sestino.
Il duca realizzò tutta una serie di fortificazioni, sia all'interno dello stato granducale, sia alle frontiere, nei luoghi strategicamente più significativi, così, il 14 luglio del 1566, egli gettò la prima pietra per la costruzione della città-fortezza del Sasso di Simone, considerato uno dei punti strategici di difesa e di consolidamento dei confini del Granducato di Toscana.
L’ambizioso progetto di Cosimo I, prevedeva la costruzione di una città capace di contenere una guarnigione militare e circa trecento civili.
Nel 1575 la piccola città fu eletta capoluogo del Capitanato di giustizia del Sasso di Simone e vi furono traslocati tutti gli uffici pubblici, ma un gran malcontento serpeggiò tra la popolazione poiché nessuno voleva lasciare la propria casa per trasferirsi in un luogo impervio, di difficile accesso, lontano dalle comodità, dovendosi portare a spalla o a dorso di mulo tutto il necessario.
Quindi, una serie di concomitanze osteggiarono energicamente il sogno di Cosimo e di fatto la città-fortezza del Sasso di Simone non fu quasi mai abitata se non da un piccolo drappello di soldati.
Nel corso del '600 la località venne progressivamente abbandonata e nel 1673 fu definitivamente disarmata anche la fortezza.
Per
informazioni: +39 0575772642
Castello di San Donato è collocato su un piccolo colle, che domina la valle del torrente Rodovado:
già "Castrum" della medioevale provincia ecclesiastica della Massa Trabaria.
Conserva una agile torre quadrata, ma il castello è l'erede di una più antica organizzazione territoriale che, dall'epoca romana prima all’alto medioevo, ha lasciato molti resti archeologici e toponimi di chiese di frontiera.
All'interno del castello doveva esistere l'oratorio, che poi divenne la nuova e attuale chiesa parrocchiale.

Questo edificio, ampiamente rimaneggiato nel corso dei secoli, ha conservato e restituito eccezionali documentazioni pittoriche.
Questa ricchezza di arte pittorica affiancata alla straordinarietà dell'impegnativo restauro, ha portato il Comune di Sestino, in accordo con la parrocchia di San Donato e con la Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, ad individuare nel complesso chiesa-canonica del Castello il luogo per la costituzione del
"Centro di Documentazione della Cultura Figurativa dell’antico Piviere Nullius di Sestino".
Info e
contatti Centro Visite comune di Sestino: +39 0575772642
La pieve romanica di San Pancrazio
sorta nel XIII secolo fu costruita sopra i resti dell'antica curia romana e custodisce al suo interno una suggestiva cripta di epoca bizantina datata VII - VIII secolo.
È integra nella sua conservazione, caratterizzata da un interessante capitello barbarico e da numerosi reperti altomedievali.
La chiesa ha subito nel tempo numerosi interventi strutturali ed oggi dell'edificio originale rimane integro solo l’abside.
Un cippo romano in marmo con dedica al "Genius curiae" datato al 375 d.C. e un monolite arenario con una scritta che ricorda il 17 agosto 1259, data della riconsacrazione dell'edificio, costituiscono rispettivamente il piede e la mensa dell'altare maggiore.
Tra le opere pittoriche: due crocifissi giotteschi su tavola di scuola riminese, datati metà XIV secolo, varie tele tra cui una
"Natività con santi" del XVII secolo impreziosita da un'aurea cornice lignea, una "Adorazione dei magi" del XVII secolo, le
"Stimmate di San Francesco" e il "Martirio di San Pancrazio" del XVIII secolo.
Via delle Terme Romane 10, 52038
Sestino (AR)
Per Info
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