La natura ...
Badia Tedalda
Alpe della Luna:
La dorsale appenninica dell'Alpe della Luna, comprende una serie di rilievi montuosi che culminano a ovest nel Monte dei Frati e a est nel Monte Maggiore, la riserva si estende per ben 1500 ettari.

Il nome della dorsale, da cui quello della riserva, deriverebbe da una particolare varietà di pietra dotata di riflessi opalescenti di cui sarebbe composta l'omonima catena che attraversa la Valtiberina.
Altre ipotesi più o meno accreditate farebbero derivare il nome dalla forma di falce del grande dirupo Ripa della Luna che si vede dai colli di Sestino e Badia Tedalda, oppure dall’antichissimo culto di Diana Aricina dea dei boschi, della fertilità e della caccia identificata proprio con la Luna.
La Luna, il più imponente, è un dirupo di marna ed arenaria, alto più di 200 metri, quasi verticale.

La Ripa della Luna invece, a forma di falce, ha le pendici coperte da una fitta e spettacolare vegetazione, composta da cerrete, faggete e boschi misti. Habitat ideale per il lupo, l'aquila reale e lo sparviero.
L'elevato isolamento della Riserva ha fatto in modo che si conservasse inalterato lo stato selvaggio dell'area: Boschi, praterie, arbusti e piante che si sviluppano in ambiente roccioso sono la caratteristica principale della riserva.
I sentieri partono dal fondo valle e raggiungono la montagna, facendo scoprire un ambiente molto interessante dal punto di vista ambientale, per gli amanti del trekking, a contatto con la natura incontaminata di questi luoghi.
Una volta raggiunta la vetta dei crinali è possibile godere di una vista eccezionale sulle valli che l'Alpe divide in due: la Valtiberina e la Val Marecchia.
La Riserva è gestita in collaborazione dalla Provincia di Arezzo e dalla Comunità Montana Valtiberina
Toscana, è inserita nel Sito di Importanza Comunitaria "Alpe della Luna".
Curiosità sull’Alpe della Luna:
"La leggenda dell'Alpe della Luna".
Si narra che durante una delle celebri feste che i conti di Montedoglio tenevano nel loro castello di Badia Tedalda, il giovane conte Manfredi di Montedoglio conobbe Rosalia, figlia del signore e podestà di Colcellalto, e se ne innamorò perdutamente. Ma la famiglia del giovane ostacolava in ogni modo questa unione. Tuttavia sempre più frequenti erano le visite del conte a Badia Tedalda per rendere omaggio alla sua bella. Fu durante una sera di luna piena, mentre i due stavano al balcone a scambiarsi tenere frasi d'amore, che Rosalba svelò al giovane il segreto dell'Alpe della Luna. La fanciulla disse al conte:
"Vedete, Messere, se, quando la Luna sembra appoggiata all'Alpe uno potesse toccarla, tutti i suoi desideri sarebbero esauditi. Inoltre si narra che sull'Alpe siano nascosti immensi tesori, ma che nessuno sia mai riuscito a scovarli. L'Alpe appartiene infatti alla Luna e lei uccide chiunque osi avvicinarsi per trafugare i suoi tesori".
Vorremmo precisare a questo punto che secondo la tradizione i rapinatori dei viandanti e delle diligenze che da Sansepolcro attraversavano la via della Romagna, della vicina Umbria o il passo di Bocca Trabaria, nascondevano la refurtiva proprio nei boschi dell'Alpe e uccidevano quanti osavano avvicinarsi ai loro nascondigli.
Rosalia tanto parlò al suo innamorato dei tesori dell'Alpe della Luna, che il giovane decise di andare sull'Alpe per toccare la Luna e impossessarsi delle sue ricchezze, in modo che poi nessuno avrebbe più potuto opporsi al loro matrimonio. La fanciulla non ebbe alcun dubbio, avrebbe seguito ovunque l'amato e lo avrebbe accompagnato anche sull'Alpe della Luna ...
I due innamorati, sellati i cavalli, partirono insieme, ma mai più ritornarono. Da allora carbonai, boscaioli e quanti abitavano in prossimità dell'Alpe raccontano che in certe notti di luna piena hanno udito il passaggio di due cavalli al galoppo e hanno visto due giovani con le mani protese in alto nel disperato tentativo di toccare la Luna.
Pratieghi
Le sorgenti del fiume Marecchia: In realtà si tratta di una triplice sorgente che si trova in località Forconaia del monte Castagnolo, sul crinale del Monte Zucca a 1263 metri.

La prima sorgente scende dall'alto, la seconda si aggiunge da sinistra, la terza dalla destra, qualche metro più in basso.
Per raggiungerla occorre lasciare la strada provinciale che porta alle Balze e incamminarsi per circa mezzo chilometro per un sentiero che risale il corso del fiume. Lungo il sentiero si incontra la
"Fonte di Dante", così denominata in riferimento al passaggio del sommo poeta Dante Alighieri.
Escursioni su:
http://www.valtiberina.toscana.it/divulgativo/index.html
http://www.prolocobadiatedalda.it/Itinerari.html
Sestino
Il Parco Faunistico di Ranco Spinoso è un'area recintata di circa 100 ettari che si sviluppa ad una altitudine compresa fra gli 850 e i 1000 metri circa s.l.m.
È stato realizzato dalla Comunità Montana Valtiberina Toscana con finanziamenti della regione Toscana.
L'iniziativa della realizzazione del Parco è stata promossa dal Dipartimento Agricoltura e Foreste della Regione Toscana all'indomani della tragica scomparsa del Pilota elicotterista sestinese Vasco Lazzerini, caduto in Lucchesia mentre operava con l'elicottero allo spegnimento di un incendio boschivo ed alla cui memoria è stata conferita una medaglia d'argento al merito civile e mentre la Fondazione Carnegie per gli atti di eroismo gli ha conferito una medaglia d'argento a titolo di benemerenza e d’onore.

Il possibile percorso in mountain bike forma un ampio arco che, partendo dalla strada provinciale 49 che collega Badia Tedalda a Sestino, presso il valico di San Cristoforo, raggiunge la stessa Sestino passando per Montefortino, Serra Battiroli ed il Parco Faunistico di Ranco Spinoso.

La fauna presente nel parco è quella tipica dei nostri appennini, cervi, caprioli, daini, tassi, mufloni, istrici, volpi, lepri, poiane, ecc.
Fino agli anni '70 il Ranco ospitava annualmente, in occasione della festa di San Michele Arcangelo, una antichissima e rinomata fiera del bestiame a cui partecipavano le genti di Toscana, Marche e Romagna.
Oggi la fiera si è trasferita a Ponte Presale, trasformandosi in Mostra-Mercato Nazionale di esemplari selezionati di razza chinina.
Parco naturale Sasso Simone:
Per raggiungere il parco e compiere una bella escursione che porti fin sul pianoro del monte è necessario arrivare nel comune di Sestino, proseguire da qui per Presciano e Valcava; da quest'ultima località si continua in auto fino al termine della strada, dove attualmente si trova il caratteristico
"Rifugio Alpino di Casa del Re" nei pressi del fosso Ca' di Giulio. Lasciata l'auto ci si incammina lungo il sentiero non segnalato ma ben visibile che è praticamente la prosecuzione della strada. Il sentiero costeggia il torrente Seminico, prosegue sino ad uscire dal bosco e lì termina. Si sale allora lungo i pascoli che si estendono a sud del Sasso Simone e, arrivati sulla cresta, si continua per un comodo sentiero parzialmente lastricato, che è quel che resta dell'antica strada medioevale che conduceva alla fortezza, sino a raggiungere il pianoro sommitale del bastione calcareo.

Consigliamo la visita alla riserva in primavera-estate per la possibilità di ammirare stupende fioriture ed i bellissimi panorami che si aprono da questo punto privilegiato verso la Toscana, la Romagna e le Marche.
Si può accedere alla Riserva Naturale, anche attraverso numerosi sentieri di facile percorribilità, partendo dai centri che fungono da porte di ingresso.
- Da Casa Barboni, il sentiero offre l’emozione di camminare su creste di calanchi dai vari colori.
- Da Casa del Re si possono percorrere due sentieri: uno che costeggia il corso del fiume Seminico, lungo il quale è possibile
"leggere" la tormentata storia orogenetica delle nostre montagne. L’altro sentiero conduce il turista attraverso immensi prati ricchi di essenze flogistiche, di piante rare, e in primavera del prelibato fungo prugnòlo.

- Con tempi di percorrenza più impegnativi si può seguire il percorso: Sestino-Monteromano-Torre di Monteromano-Sasso di Simone, questo percorso oltre all’interesse naturalistico, offre la possibilità di ammirare l'eccezionale torre cilindrica di epoca bizantina, che domina l'orizzonte dell’Alto Foglia e che s’innalza tra le vestigia di un antico castello.
- Altro itinerario di accesso alla Riserva, forse il più impegnativo, è quello che partendo da Monterone, segue la direzione Fusegno-Sasso di Simone; lungo il percorso è possibile ammirare gran parte degli elementi di pregio dell'area della Riserva e oltre alle bellezze naturali e del territorio è possibile, attraverso tratti ben conservati di antiche vie lastricate, osservare i resti di antichi siti fortificati, come il Castello di Fusegno, antico castello feudale diroccato.