Un po' di storia ...
Badia Tedalda
Arezzo-Rimini era la via che gli antichi eserciti Romani percorrevano per contrastare la discesa di Annibale.
In seguito le popolazioni della media e alta Valmarecchia utilizzavano il passo di Viamaggio, l'allora chiamata Via Major, e le altre selle appenniniche, come itinerari commerciali e di comunicazione.
I monaci amministravano l’utilizzo delle ampie zone boschive, a pascolo o messe a coltura, organizzando anche la vita civile e religiosa, tant'è che l'Abate qui residente raccolse per anni ampi poteri autonomi, assieme al potere politico militare, ciò gli permise di unificare l'ampio territorio che oggi forma la giurisdizione del comune di Badia Tedalda.

In epoca romana Badia svolgeva funzione di appoggio ai viaggiatori in prossimità del valico, ed in seguito anche ai pellegrini che negli anni giubilari o per devozione, si recavano a Roma e ad Assisi.
A fine Settecento e nel primo Ottocento una
"Strada Regia" anche detta "Maestra" risaliva dal Ranco sulla sinistra del fiume Marecchia, portava al castello di Cocchiola, costeggava per qualche tratto il
"Fosso della Giustizia" e raggiungeva il valico di Viamaggio. Erano le basi della attuale Strada Marecchiese.
Questa, come il passo dello Spugnolo e l’altro detto
"delle vacche" hanno costituito punti di riferimento fino all’epoca moderna per viandanti, pellegrini, transumanti ed anche per soldataglie di ventura.
Tra le tante particolarità che questo territorio conserva intatte sin dal medioevo, nonostante il susseguirsi di mutazioni politiche e giurisdizionali, è lo
"Status".

Si può dire che le località di questa zona costituiscono un'isola amministrativa fin dal 1277 conservando questa caratteristica anche sotto il periodo dei Medici quando nel 1607 le comprano dai Gonzaga di Novellara, infeudandole al Marchese Fabrizio di Colloredo.
Questi antichi
"giochi dinastici" si sono incardinati profondamente fino a fare di questi territori, anche dopo l’unità d'Italia e l'avvento delle autonomie regionali, un'isola amministrativa della Toscana dentro la regione Marche.
Motivo in più, per fare del territorio di Badia Tedalda, un insieme di
"nicchie" dove ambiente, natura, storia, architettura di valore ed espressioni popolari, luoghi di culto e tradizioni di prodotti di qualità e di una gustosa cucina, convivono e sprigionano suggestioni profonde.
SestinoSestino, terra antica da sempre frequentata da popoli che risalendo i fiumi Foglia e Marecchia transitavano in questi luoghi lasciando tracce del loro passaggio e della loro permanenza.
Così Etruschi, Piceni, Umbri, e poi Romani hanno forgiato la storia di Sestino, nodo geografico dell'Appennino Tosco-Umbro-Marchigiano centro viario di collegamento tra le terre dell'Adriatico con la Valtiberina.

Quando a Sestino giunsero i Romani il territorio era già da tempo abitato e frequentato da pastori, cacciatori, agricoltori, come testimoniano ritrovamenti di punte e frecce e di resti capannicoli.
I Romani dal I secolo a.C. al IV secolo d.C. costruirono una monumentale città, un Municipium con il Foro, la Curia e le Terme.
La storia romana di Sestino e dei suoi personaggi più famosi è raccontata in un
"archivio di pietre" che costituisce il Lapidario dell'Antiquarium Nazionale.
Su lastre e cippi di travertino locale è inciso il racconto delle gesta dei Voluseni e dei Cesii, famiglie sestinesi che, ricoprendo alte cariche militari, hanno dato lustro al paese.
Nel 476 a.C. dopo la caduta dell’Impero Romano d'Occidente Sestino appartenne all'Esarcato di Ravenna, come testimoniano la rotonda torre di Monteromano e le tante tracce di epoca Carolingia e Longobarda conservate nella cripta della Pieve romanica di San Pancrazio.
Dopo il mille il territorio di Sestino passò alla Chiesa, ai Della Faggiola, ai Malatesta, a Federico da Montefeltro, ai Della Rovere e, infine, nel 1520, a Firenze che lo tenne per oltre tre secoli donandogli pace o prosperità.
Nel 1566 Cosimo I dei Medici iniziò la costruzione della città-fortezza sul Sasso di Simone, roccaforte periferica a difesa dei confini granducali contro le mire espansionistiche dei duchi di Urbino.